Cammino Candido 1

UNA FAVOLA NEL FUTURO (Parte Prima)

CAMMINO CANDIDO

Parte prima: Il percorso

 

Candido ... come candida è la neve ... che rende magico il percorso

Candido … come la luce, come le voci che incontri per strada, come la colomba della pace

Candido ... come lo spessore ritrovato dell'anima purificata dal cammino;
come quella di Candido, di Voltaire, che nel viaggio e nella conoscenza scopre che la vita non è la migliore che potrebbe essere e ritrova nel suo giardino i significati per apprezzarla;
come quella di Candida, di George Bernard Shaw, che ha imparato che l'amore non è un sogno sentimentale, ma abitudine, indulgenza, compassione

Candido ... come il sentimento di chi ricorda ... ed è capace di perdonare

Candido … come Candido Gabrielli … una fisarmonica dopo la guerra …
 

Presentazione

Il "cammino" e' già tracciato. In collaborazione con il Cai (Club alpino italiano) si completerà la segnaletica orizzontale e verticale nei tratti mancanti. Pochi, perché parte del percorso coincide con il Cammino di San Vicinio, con L'alta Via dei Parchi e con altri sentieri Cai antichi e recenti, ancora ben custoditi. Il cammino attraversa 5 Comuni, di cui 4 emiliano-romagnoli (Sant'Agata Feltria, Casteldelci, Verghereto, Pennabilli) ed uno toscano (Badia Tedalda). La sua lunghezza è di 118 km. Si percorre comodamente in 7 giorni. Avrete tutto il tempo per “viandare” e per tanti altri piaceri. Con in tasca la brochure-guida "Una favola nel futuro" la possibilità di perdervi, di rimanere senza acqua o frutta e di non poter riposare in appagante comfort, sono quasi nulle. Se vorrete sperimentare il fascino dell'imprevisto ed il brivido vitale della precarietà potrete usarla con parsimonia e percorrere così il “cammino più bello”, nato dal pensiero vivo di un "indigeno" contadino, dottore, viandante, poeta, e ora anche sindaco di Casteldelci, che potrete conoscere quando vorrete, e soddisfare la sua sottile vanità. Avrete tutto il tempo per gioire di paesaggi selvaggi ed amorevoli. Per incontrare persone che hanno tanto da raccontare e proporre. Storie allegre, buffe e tristi, tutte utili a vivere il presente sorridendo al futuro. Durante tutto il cammino potrete far visita ai luoghi delle stragi, degli eccidi nazifascisti praticati con feroci rappresaglie durante la Seconda Guerra Mondiale, contro lo popolazioni civili, nell'ambito della Resistenza Partigiana. Per non allungare troppo il percorso non verranno attraversate tutte le località coinvolte da questi tragici fatti, come Le Capanne in comune di Verghereto, vicino all'Eremo di Sant'Alberico oppure il Ponte Otto Martiri, situato alla confluenza del fiume Senatello nel fiume Marecchia, proprio al confine fra i comuni di Badia Tedalda, Pennabilli, Casteldelci e Sant'Agata Feltria. Ma camminando si avra' modo di imbattersi in altri luoghi-simbolo di altre guerre. Da quelle condotte dal ghibellino Uguccione Della Faggiola, a quelle perpetrate in nome della Patria dal Re Umberto I, di cui si trova riferimento nell’iscrizione posta sulla facciata del Palazzo Comunale di Casteldelci, ai tanti monumenti o croci o "Parchi delle Rimembranze" relativi ai caduti nella Prima Guerra Mondiale. Quindi sara' un cammino per "non dimenticare". Per non dimenticare guerre e violenze di ogni epoca. Per commuoversi delle tragedie che hanno funestato queste montagne e queste valli. Ma sarà soprattutto un cammino spirituale che vi riporterà a casa felici, in armonia con voi stessi e con tutte le creature dell'Universo. Quindi nella migliore condizione possibile, affinché possiate diventare dei diffusori di pace e di amore. Vi troverete in un sorprendente stato di grazia, di beatitudine e di salute. Questo potrebbe darvi la tentazione di "non tornare a casa". Non fatelo. Vi privereste del "fascino da rientro". Rischiereste di trasformare anche la viandanza nell'ennesima alienante pratica routinaria. Ora che avete conosciuto la bellezza e l'accoglienza della Strada, potrete pur sempre ripartire.

Luigi Cappella Casteldelci, gennaio 2017
 

Caratteristiche generali

Il Cammino Candido si svolge in prevalenza nel Montefeltro Romagnolo dell'alta Valmarecchia, sfiorando l'alta Val Tiberina e il versante destro del fiume Savio. Attraversa 5 comuni; quattro emiliano-romagnoli (Sant'Agata Feltria, Casteldelci, Pennabilli, in Provincia di Rimini; Verghereto in Provincia di Forlì-Cesena) ed uno toscano (Badia Tedalda, in provincia di Arezzo).

La sua lunghezza è di 120 km circa. È composto da sette tappe giornaliere, abbastanza impegnative, adatte a camminatori allenati. Attraversa ambienti appenninici con altitudine moderata (massimo 1.142 m slm di Poggio Tre Vescovi); purtuttavia, le rilevanti asperità e ripidità degli acclivi obbligano ad accumulare, in ogni tappa, dislivelli non trascurabili. Vengono comunque suggeriti percorsi alternativi e ospitalità raggiungibili con percorsi più brevi e agevoli, per opportunità adattabili ad ogni esigenza, comprese inabilità visive o motorie, ma anche per offrire la possibilità di allargare le escursioni ad obiettivi meritevoli che esulano dal percorso vero e proprio.

È un cammino laico, naturalistico e storico-culturale. Non prevede obiettivi religiosi o pellegrinaggi in luoghi “sacri”, ma non per questo evita di sollecitare percorsi interiori ed emozioni “spirituali”. Accarezza numerosi luoghi consacrati alla memoria da tragici episodi bellici, che stimolano riflessioni profonde sul recente passato. Visita i luoghi cari a Tonino Guerra, indugiando sulla dolcezza delle numerose opere e idee che il grande poeta e sceneggiatore romagnolo ha distribuito nel territorio. Percorre paesaggi selvaggi ed amorevoli, con panorami spettacolari e ambienti magici: antichi boschi ombrosi si alternano ad aperti prati sommitali con ampi panorami sulla Valmarecchia e sui suoi massi erranti (Liguridi), dalle sorgenti, in Toscana, fino al litorale romagnolo. Sale sulle rovine di antiche torri e castelli che mantengono memoria di antiche famiglie combattenti. Si insinua tra le case di piccoli borghi abbandonati e sosta in paesi incantati, poco frequentati dal turismo tradizionale, dalle ghiotte tradizioni culinarie, originali e genuine. Fuori dai paesi sarà più facile intravedere il posteriore bianco di caprioli in fuga che incontrare esseri umani. Ma le poche persone che si incontrano, con dignitosa riservatezza o con la caratteristica irriverenza romagnola, sono sempre disponibili ad elargire briciole di sapienza popolare.

Le impronte dei caprioli, lungo i sentieri terrosi, sono evidenti, assieme a quelle dei cinghiali; non infrequenti gli escrementi di lupo, di volpe, di tasso. Di tanto in tanto ci si imbatte in penne sparse, come fosse esploso un cuscino: drammatica testimonianza dell'equilibrio tra prede e predatori. Il fischio delle poiane si ode alto nel cielo; non di rado si assiste alle loro rincorse giocose e alle rapide risalite a spirale per le invisibili strade ventose. Più in basso, il gheppio sbatte veloci le ali mantenendo la posizione a mezz’aria, sorvegliando le mosse di una possibile preda, prima di tentare la picchiata. L’azzurra ghiandaia fugge rapida appena il viandante compare dopo la curva del sentiero, precedendo l’elegante gazza bianconera, dai riflessi iridescenti blu-verdi, che si intrattiene ancora con le compagne nella “smania smodata di ciarlare”, concedendo un ultimo sguardo diffidente all'invasore. I merli temporeggiano ancora prima di rivelarsi improvvisamente e saettare tra i rovi con grande schiamazzo. Il curioso pettirosso si avvicina a sorvegliare gli ospiti e i tanti piccoli uccelletti del sottobosco si tuffano rapidi nella macchia e presto ricompaiono inaspettati da pertugi solo da loro esplorati. Le cornacchie grigie, goffe passeggiatrici dei pascoli, abbandonano malvolentieri il conciliabolo sul prato per sollevarsi in volo con disdegnosa sufficienza. Quando queste presenze non si fanno notare il Silenzio rimbomba padrone tra un passo e l’altro. Ed allora, i pensieri si ornano di vezzeggiativi, nel sottobosco, per poi compiacersi di superlativi al cospetto degli alberi patriarca o nelle grandi aperture panoramiche.
 

Il Cammino Candido si percorre in tutte le stagioni: col fascino invernale della neve e degli alberi spogli, con la frescura estiva della media altitudine e dei boschi ombrosi, col colore incantato dei campi e dei boschi di primavera e autunno. La variabilità del territorio coinvolge facilmente la partecipazione interiore: ricamando la mappa col filo del cammino, passo dopo passo, respiro dopo respiro, ci si accorge che l’intreccio dei pensieri si scioglie spontaneamente e consapevolezze inattese si affacciano nel conquistato candore.

Le tracce GPX delle singole tappe sono reperibili QUI.

PRIMA TAPPA

SANTAGATA FELTRIA – FRAGHETO.
 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati
Lunghezza 19 km Salita 1.195 m Discesa 1.091 m Durata 7 h (circa)

Percorsi alternativi: Dopo Tavolicci, invece di percorrere il crinale a destra verso Fragheto, si può scendere sulla strada del Fumaiolo e girare a sinistra verso "Palazzo" e da qui scendere al B&B Il Raggio. Si risparmia circa un'ora. Fragheto può essere raggiunto il giorno dopo in mezz'ora continuando per la strada del Fumaiolo.

Pernottamento e ristorazione: Casa Fragheto. Ristorante Il Palazzo; B&B il Raggio (500 metri sotto Palazzo); Agriturismo Il Capanno (4 km sotto Fragheto, raggiungibile su strada asfaltata). Per altre strutture: Pro Loco di Sant’Agata Feltria o Comune di Casteldelci

Rifornimento acqua: Poggio Scavolo; Tavolicci; Fragheto.

Panoramicità 60% Ombreggiamento 60%
 

Descrizione

La prima parte del cammino abbandona presto l'asfalto di Sant'Agata Feltria per tranquille stradine bianche e sentieri che scendono in boschi misti, affiancando il fosso della Doccina, e risalgono per ripida cresta marnosa. Nuove stradine, poi, attraversano piccoli paesi semiabbandonati per risalire ancora, tra carpini e faggi, fino a Tavolicci e al sentiero di cresta che conduce a Fragheto.

Dalla piazza di Sant’Agata scendiamo per la strada principale Sarsinate. Dopo due curve prendiamo la stradina a sinistra, in località Barberini, seguendo gli Itinerari francescani e il Sentiero di San Vicinio, tenendo la sinistra. Continuiamo a destra per I Piani e imbocchiamo un vialetto a sinistra fiancheggiato da giovani alberi che conduce ad una antica residenza colonica. Scavalchiamo agevolmente la sbarra e scendiamo sul lato sinistro dell'abitazione lungo il sentiero tracciato Cai (bianco e rosso). Scendiamo, fiancheggiando una carcassa di camion storico, il laghetto con oche e una bella vigna con curiosi spaventapasseri. La vegetazione si infittisce tra querce, carpini e rari abeti, chiaramente non autoctoni, dalla corteccia rosicchiata dai caprioli. La vitalba forma fitti viluppi di liane, ma il sentiero è evidente e ben segnato. Guadiamo con facilità il Fosso della Doccina in un pianoro avvolgente, la cui immobilità è turbata solo dal gorgoglio delle acque cristalline, e saliamo a sinistra compiendo una inversione di marcia tra felci aquiline, carici e vigorosi agazzini. Il sentiero affronta il crinale marnoso e i ginepri si moltiplicano. Salendo per la ripida cresta, i ginepri, i carpini e le querce ingentilite da grovigli di vischio, si contorcono formando magnifici bonsai naturali. In uno scorcio panoramico ammiriamo l’ormai lontana Sant’Agata Feltria, col suo splendido castello di Rocca Fregoso abbarbicato sulla cima di un dente di salda roccia, e, un poco più a destra, il bel castagneto di Monte Ercole da cui scenderemo l’ultimo giorno di cammino. Proseguendo, una lingua franosa, che ha fatto scivolare a valle isole di giovani carpini assieme al vecchio sentiero, ci costringe a continuare per la cresta. Arriviamo al poggio e, percorrendo un viale di cipressi di diverse forme e varietà, raggiungiamo il Castello di Scavolo, un raggruppamento di case ormai abbandonate che conserva il ricordo di antichi sfarzi. Proseguiamo fino al bivio di Poggio Scavolo e prendiamo per la strada bianca che sale a sinistra. Dopo l'abitato di Rivolpaio prendiamo a sinistra il Sentiero della Memoria che sale ripidamente per un lungo tratto entro boschi di giovani carpini fino ad aprirsi nei prati vicino a Tavolicci. Dal cucuzzolo più alto ammiriamo lo spettacolo di un ampio angolo di panorama verso il mare. Da Tavolicci ritorniamo sui nostri passi e prendiamo sentieri in quota che, attraversando boschi e prati, intercettano il Sentiero di San Vicinio che ci accompagna lungo la strada bianca del Fumaiolo fino a Fragheto. Prima di scendere in paese, a Poggio la Croce, il bosco si apre in friabili contrafforti marnoso-arenacei che rilasciano grandi lastre di pietra serena.
 

Suggestioni

Saluto alcune persone nella piazza di Sant'Agata intente ai preparativi per i mercatini natalizi. Poche ore per entrare nella dimensione del viaggio. Guardo solo avanti. Mi disinteresso del passato. Scendo in compagnia del sole. Gioisco anche nell'ombra, al Guado della Doccina e poi di nuovo al sole, sullo svettante crinale che sale al castello di Scavolo la cui visita all'interno mi ha portato nel mondo delle favole. Prima sosta a Poggio Scavolo dalla Maria e da Sante con mele rosole e caffè. "Maria lo sai che se dovessi trovarmi a scegliere fra questa mela rosola ed una bella donna, sarei indeciso". Risponde Lei: "Dottore scelga la Mela. Se la mangia e se la gode senza problema alcuno".

Altra sosta a Tavolicci, dove è allestito un eccellente museo-archivio sull'Eccidio del Luglio '44 e sulla memoria storica di un borgo, da cui è possibile anche per un "miope" come me, vedere il mondo e subito innamorarsene. Riparto verso località Palazzo e Fragheto. Alle 15 incontro Giuditta e Giovanbattista. Mi raccontano la storia della Madonna della Chiesuola, vicino a Durceto,che scandalizzata dagli intrallazzi fra suore e frati dei vicini conventi collegati da sotterranea galleria all'uopo costruita dai religiosi, volò via in quel degli Arenicci, dove venne accolta in decorosa chiesetta con le spalle rivolte all'abbandonata Chiesuola.

L'istante sublime lo provo a Poggio la Croce. Tramonto su Fragheto con sole e tiepido venticello da sud. Sdraiato su una duna a consumar frutta senza veleni. Pochi minuti e sono da Elena ed Aldo. Un ludibrio di ospitalità. Cena con zuppa di castagne, cappelletti con brodo di pollo ruspante, fagiolini e funghi sott’olio raccolti da Aldo, sangiovese, salumi e formaggi deliziosi. Poi, davanti al fuoco, pandoro, panettone e biscotti con farina integrale biologica preparati da Elena e degustati con afrodisiaco estratto di foglie di ciliegie, Amarone e corniole. Infine i racconti d'amore di Aldo e di Elena, la sua storia di vita in convento a Sant'Agata per 12 anni, ancora bambina. E poi tante altri racconti belli e meno belli, come quello di Gabrielli Guglielmino, morto nelle miniere belghe di Marcinelle dove era andato per guadagnare qualche soldo da spendere per la realizzazione di un suo sogno: portare la luce a Fragheto. Infine un saluto alla Maria, arzilla novantenne, che mi accoglie affettuosamente come fa con tutti. Ho sensazioni di armonia con tutto l'Universo ed uno stato di beatitudine che cerco di non ostentare nel far visita al locale cimitero illuminato dalla luna, dove riposano le 33 vittime civili della efferrata rappresaglia tedesca del 7 Aprile del '44. Vado a dormire con la certezza che oggi è meglio di ieri e con la speranza che il futuro possa essere ancora migliore. Basta essere sempre "in cammino" ed alimentare la bellezza e la pace. Commuoversi per i morti e fare tutto quello che è nella disponibilità di ciascuno di noi per far star meglio i vivi. Come fece Candido Gabrielli, marito della Maria, sopravvissuto alla strage e protagonista della rinascita con la sua fisarmonica e la sua dedizione al lavoro ed alla famiglia.


 

SECONDA TAPPA:

FRAGHETO – CASTELDELCI (e Sentiero Dante)
 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Abbastanza impegnativa per dislivelli accumulati
Lunghezza 12 km Salita 894 m Discesa 1.048 m Durata 6 h (circa)

Percorsi alternativi: È possibile evitare la lunga salita del Monte Faggiola, risparmiando circa 1 ora, e/o il Sentiero Dante (circa 2 ore)

Pernottamento e ristorazione: B&B Nonna Rosa (Casteldelci, centro storico); Casa Scout (Casteldelci, centro storico). Ristorante La Giardiniera. Per altre strutture: Comune di Casteldelci

Rifornimento acqua: Fragheto; Casteldelci.

Panoramicità 70 Ombreggiamento 70%

 

Descrizione

Da Fragheto, il percorso inizia lungo il sentiero ombroso che scende al fontanile e poi risale fino a Calanco per scendere nuovamente lungo il fosso omonimo e risalire a Poggio. Intercetta quindi la strada bianca per Casteldelci, ma la abbandona per una cresta che conduce alla cima del Monte Faggiola. Scende quindi rapidamente per la strada bianca fino al capoluogo per percorrere l'anello denominato “Sentiero di Dante”.

Lasciamo Fragheto per la strada bassa, dietro la casa parrocchiale, verso il fontanile, e seguiamo il sentiero in trincea coronato da antichi carpini e querce dalle radici contorte e fuori terra, come arti secolari, intrecciati e dolenti. Raggiungiamo la strada bianca che porta a Calanco fiancheggiando in piano il nudo versante ferito da imponenti strati di arenaria sporgente intervallati da tenera marna. A Calanco di Sotto un cartello ricorda l’evento bellico del 7 aprile 1944 fra partigiani e tedeschi. Poco dopo il cartello giriamo a sinistra e scendiamo lungo il fosso: il letto è formato da strati di arenaria azzurra che in basso si dispongono orizzontali e formano un prolungato piano colorato da alghe giallo-rosate, ove i pastori lavavano agevolmente le pecore prima della tosatura. Saliamo fino ai ruderi di Poggio Calanco e tenendo la destra riprendiamo la strada bianca che va a Casteldelci girando a sinistra. In vista del paese, lasciamo la strada per affrontare la salita di una ripida cresta, a destra, che espone magnifiche placche verticali di arenaria che ricordano la schiena di uno stegosauro. Proseguiamo, fiancheggiando un castagneto, per la cresta che diventa orizzontale e si fa sempre più stretta e poi si inerpica su un fianco del Monte Faggiola. In cima al Monte Faggiola Nuova troviamo i resti del castello del grande condottiero medioevale Uguccione della Faggiola, ormai completamente soffocati dalle querce. L’elleboro fetido abbonda nel sottobosco, con le sue infiorescenze verdi e puzzolenti (se stropicciate). Numerosi sono anche gli alberelli di maggiociondolo che regalano splendide macchie gialle al fresco verde primaverile. Ci godiamo il bel paesaggio della valle del Senatello e del vicino Monte Aquilone, nel gruppo del Fumaiolo. Ritorniamo sui nostri passi e poi scendiamo decisamente a destra per la strada sterrata verso Casteldelci. All'inizio del centro storico un passaggio sulla sinistra ci introduce al Sentiero Dante, che nel giro di un paio d'ore ci riporterà a Casteldelci attraverso un percorso molto vario che scavalca la fantastica Ripa dei Lamenti, una piramide rupestre prodotta dall’erosione del Senatello sugli strati marnoso-arenacei orizzontali del Poggio del Tesoro, per poi attraversare il Senatello e percorrerne il letto per un lungo tratto fino al ponte medioevale che riporta in paese.
 

Suggestioni

Il risveglio ci accoglie con una splendida aurora sopra il profilo lontano dei sassi Simone e Simoncello. Baci ed abbracci a Maria, Elena ed Aldo (tutti con grande e semplice cultura di accoglienza). Mi dirigo a passo lento sul sentiero che scende dietro la chiesa e porta a Calanco di Sotto. Primo insegnamento del mattino, poi sempre più consolidato, da parte di faggi e castagni secolari: grandi radici = grandi alberi. Insegnamento da far proprio come persone. Allietato dal canto felice delle poiane e dalla voce dei fossi che corrono liberi, giù verso il Senatello, incontro Silvano con le sue cento pecore ed i suoi cinque cani. Che bella festa! Di voci di campanelle di danze. Cani innocui. Basta non aver paura e dar loro un pezzo di pane. Il mio pensiero va alla Giannina di Calanco di sopra ed ai suoi prelibati formaggi. Arrivo in prossimità del cippo in memoria del drammatico scontro fra partigiani e tedeschi. Faccio fatica ad immaginare la violenza che qui si scatenò facendo altre vittime. Ragioni di guerra, di certo poco comprensibili e subite dalle genti che a tutt'altro dovevano pensare. Molto triste, inspiro profondamente e imbocco il sentiero che porta a Poggio Calanco. Qui per contemplare la bellezza e per espirare stormi di "bianche colombe" pronte a volare in ogni angolo del pianeta, non c'è bisogno di far nulla. Ritorno di buon umore e punto diritto sulla cima del Monte Faggiola Nuova. Sono felice, ma proprio felice di percorrere un maestoso crinale, camminando sopra creste di dinosauri, quasi dure come le pietre. Arrivato lassù mi sdraio con la schiena appoggiata sulle mura del medioevale castello di Uguccione. Lui per fare la guerra ai Guelfi. Io per capire che tutte le creature del mondo vanno rispettate almeno come ognuno di noi ha rispetto di se stesso. Inizio la discesa ed in un battibaleno sono a Casteldelci. Per nulla stanco, dopo un caffè e un po di frutta per le vie del Borgo, mi faccio tutto il sentiero di Dante per il cui racconto rimando al libro "Itinerari Segreti Dell'emilia Romagna" a cura di Pier Luigi Bazzocchi e Riccardo Saragoni, Historica edizioni. Ho tutto il tardo pomeriggio per scrivere o per visitare la casa museo, in corso di arricchimento di una sezione di storia contemporanea multimediale, o per coccolarmi al B&B Nonna Rosa, in attesa di andare a cena, ospite di un gruppo di giovani scout.


 

TERZA TAPPA

CASTELDELCI – SENATELLO
 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati
Lunghezza 18 km Salita 1.064 m Discesa 713 m Durata 7 h (circa)

Percorsi alternativi: È possibile dividere la tappa in due giornate pernottando al Circolo di Schigno. Dopo Torricella, invece di salire verso La Macchietta, si può continuare sulla strada asfaltata e arrivare direttamente a Senatello risparmiando 1 ora circa

Pernottamento e ristorazione: Locanda di Federico a Senatello. Circolo di Schigno; per altre strutture: Comune di Casteldelci

Rifornimento acqua: In tutte le località attraversate

Panoramicità 50% Ombreggiamento 70%

 

Descrizione

Questa tappa inizia scendendo al ponte medioevale e risalendo per sentieri aperti verso Mercato e Schigno, percorrendo alcuni brevi tratti asfaltati. Risale poi per strada bianca fino a Ca' Batarcio e prende un sentiero che attraversa boschi e prati-pascoli e alcune frazioni con una o due case fino ad intersecare la provinciale per Balze. Dopo un breve tratto di asfalto imbocca un sentiero che attraversa una pineta e conduce ai grandi faggi di La Macchietta. Ancora un breve tratto di asfalto porta alle sorgenti del Senatello e al sentiero che scende alla frazione omonima.

Scendiamo dal Sentiero Natura (a sinistra appena fuori dal centro di Casteldelci) fino al ponte medioevale e attraversiamo la strada asfaltata per poi affiancare il laghetto del Parco delle Rimembranze. Saliamo per il sentiero a sinistra e raggiungiamo Mercato, quindi Molino di Schigno e Schigno. Di fianco alla chiesa di Schigno saliamo ancora fino a Ca' Batarcio, dove prendiamo il sentiero a destra che dopo un tratto in salita diventa pianeggiante e attraversa i prati-pascoli che lambiscono il fianco di Monte Loggio e si accompagna a maestosi salici secolari entro i cui tronchi azzarda a crescere la rosa canina. Raggiungiamo le case isolate di Lamone (di Sotto e di Sopra) e di Bigotta (di Sotto e di Sopra). Godiamo del panorama dell'ampia spianata sottostante il gruppo del Monte Fumaiolo e dei sontuosi contrafforti di arenaria, imponenti bastioni al sicuro delle prove del tempo, sotto cui si adagia il paese di Balze. Poi, seguendo la lunga, comoda strada bianca, arriviamo a Torricella. Proseguiamo a sinistra sulla provinciale fino ad un sentiero a sinistra, di fianco ad un allevamento, che presto attraversa una bella pineta, diventa gradevolmente erboso e sale alla tomba dei f.lli Bimbi per poi proseguire fino ai magnifici faggi di La Macchietta. Lungo il sentiero erboso ammiriamo lo spettacolo della Valmarecchia verso i Sassi Simone e Simoncello e il Monte Carpegna. Prendiamo a destra sulla provinciale continuando a sinistra verso Alfero. Il panorama si apre verso il mare Adriatico. Dopo la sorgente del Senatello, che alimenta di ottima acqua gran parte della Valmarecchia, scendiamo a destra per un bel sentiero erboso che attraversa i ruderi della Gualchiera, antica attività pre-industriale di lavorazione dei tessuti, e fiancheggia un mulino ormai diroccato. A valle del primo mulino, a suo tempo dedicato alla macinazione del grano, se ne trova un secondo che macinava le granaglie per gli animali, ed infine un terzo, un centinaio di metri più in basso, che assicurava la produzione di energia elettrica al paese di Senatello negli anni ’60. Il sentiero, seguendo una cengia, diventa pianeggiante e ci conduce rapidamente a Senatello. Non possiamo farci mancare, dopo cena, un giro in fondo al paese, per godere della spettacolare stellata e delle luci dei paesini sotto il Carpegna fino a San Leo e San Marino.
 

Suggestioni

Oggi ho vissuto e condiviso momenti di vita in tanti casolari e borghi, la maggior parte dei quali, per fortuna di tutti, ancora abitati. Gli strilli di Federico, meno di un anno. Le preghiere dell'Annina di anni 101 e tutti gli altri a guardare soprattutto in avanti. Dal Mulino del Castello, su alla Grande Rosa, al Mercato, a Ca' Bonci, al Mulino di Schigno, a Schigno, a Ca' Batarcio, a Ca' Marcello, al Lamone, ai Pratini, al Lamoncino, alla Bigottina, alla Bigotta, al Meluzzo, al villaggio di Torricella, al monumento in memoria dei Fratelli Bimbi e poi giù alla Gualchiera, al mulino della vena, fino a Senatello. Anche in molti di questi luoghi, pagine scritte dalle due grandi guerre. Ma l'intuizione di fine tappa e' questa "Casteldelci: La Favola Del Futuro". Si perché camminare in questo territorio, si prova la bella emozione di una possibile vita favolosa a portata di mano. È stato un cammino animato da incontri con persone che ho ascoltato quasi in devozione. Progetti realizzati, racconti di ieri, azioni per domani. Ho toccato con la mente e con il cuore che il paesaggio, pur affascinante per le innumerevoli e speciali creature della natura, è incompleto e mutilato senza la presenza continuativa delle persone. Senza la creatività, senza l'umanità delle genti di montagna, sparse nelle varie località o casolari. Anche oggi ho visto le poiane nel cielo, ascoltato il canto dei merli nei boschi, accarezzato querce secolari, ma a stupirmi sono state le persone. Artefici di impianti appropriati per la creazione di energie rinnovabili. Dall'acqua dal sole e dal vento. Di aziende agroalimentari di grande pregio (qui il letame ancora profuma!), di artigani che esportano i loro manufatti in ferro o i loro sottosella per cavalli in tutto il mondo. Aziende agrituristche dove oltre alla gentile accoglienza ti portano a tavola il Ravigiolo, il Castagnaccio o i Bigoli (tagliatelle senza uova, con noci, miele e pan grattato) e tanti altri piatti deliziosi, leggeri ma di grande potenza energetica. Voglio elencarvi gli animali custoditi con amore e liberi nei recinti all'aperto o nelle stalle che ho visto durante il percorso: mucche e vitelli, pecore e capre, cavalli ed asini, maiali, galline e galli, oche ed anatre, tacchini e faraone. Infine i cercatori di funghi o di tartufo bianco pregiato e i cacciatori con i loro cani addestrati per la lepre o il cinghiale, sempre pronti a scambiar quattro chiacchiere. Ma non posso mancare di dirvi dell'ultimo commovente incontro, prima di entrare nella Locanda di Federico per cena e pernottamento: quello a casa della Mariuccia di anni 97, ad ascoltare dalla sua viva voce canzoni, storie e filastrocche, recitate con maestria ed intervallate da allegre risate e da qualche lacrimuccia. Anche questa, illuminata da tanta energia positiva.
 


 

QUARTA TAPPA

SENATELLO – GATTARA.

 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati
Lunghezza 19 km Salita 852 m Discesa 1.134 m Durata 7 h (circa)

Percorsi alternativi: È possibile dividere la tappa in due giornate pernottando all’Albergo Ristorante Bardeschi a Pratieghi (AR). Si può evitare la breve digressione verso il Lago del Serpente (si risparmia circa1/2 ora di cammino)

Escursioni suggerite: Nel gruppo del Monte Fumaiolo sono presenti numerosi sentieri suggestivi, in particolare quello che da Balze conduce all’Eremo di Sant’Alberico

Pernottamento e ristorazione: Trattoria Gattara (anche pernottamento). Balze di Verghereto (FC) è località turistica con numerose strutture ricettive e ristorative. Albergo Ristorante Bardeschi a Pratieghi (AR). Per altre strutture: Comune di Casteldelci; Pro Loco di Balze o di Badia Tedalda (AR)

Rifornimento acqua: Balze, Campo, Gattara.

Panoramicità 70% Ombreggiamento 60%

 

Descrizione

Il Cammino risale dal sentiero fino alla provinciale, supera Balze prendendo per Pratieghi e per il sentiero dell'Alta via dei Parchi che sale a Poggio Tre Vescovi, attraverso prati sommitali con ampio panorama, per poi proseguire in quota, per boschi di faggi, fino a Monte Loggio. Scende poi ripidamente, accompagnato da alberi patriarchi, fino a Gattara.

Percorriamo a ritroso il sentiero che ci ha portati a Senatello fino a La Macchietta. Prima dei grandi faggi prendiamo il sentiero a destra che ci risparmia un po’ di asfalto e giungiamo rapidamente a Balze di Verghereto (FC). Oltrepassato il paese, prendiamo a sinistra la strada verso Pratieghi e il sentiero che la affianca che coincide col percorso dell'Alta Via dei Parchi. A sinistra lasciamo la strada per il sentiero 00, a tratti fangoso, che segue il crinale di Poggio Tre Vescovi, Montagna e Monte Loggio, attraversando grandi prati e intricati boschi di faggi con frequenti agglomerati di lucente agrifoglio e ciuffi di dafne laureola. Dai prati sommitali della cima più alta del Cammino (Poggio tre Vescovi) e della vicina Montagna, ammiriamo ampi panorami: dalla piana di Balze, col possente massiccio del Fumaiolo da cui originano il fiume Tevere e il fiume Savio, al vicino Monte Zucca presso cui sgorga il Marecchia, alle valli del Senatello e del Marecchia, con le emergenze dei Sassi Simone e Simoncello, il Monte Carpegna e i massi erranti di San Marino e San Leo, fino al litorale romagnolo e al mare Adriatico. Prima di Monte Loggio, in corrispondenza di una alta torre in tubi Innocenti per la caccia al colombaccio a destra, giriamo per il sentiero a sinistra e raggiungiamo il piccolo Lago del serpente, frequentato da uccelli e ungulati selvatici. Osserviamo le curiose emergenze di arenarie nel prato sottostante e risaliamo per il bosco tornando al sentiero. Giunti alle pendici del Monte Loggio, nel bel mezzo di un grande prato con vista perfetta sull'intera Valmarecchia, prendiamo un sentiero a sinistra che scende bruscamente attraversando boschi di maestosi faggi, giganteschi danzatori di antiche contorsioni, fino a percorrere un lungo pianoro con viali di aceri patriarchi coccolati da coperte di muschio, in uno scenario magico. Seguendo le indicazioni per Gattara, poi, pieghiamo a destra per un sentiero ripido e lungo che ci porta alla strada bianca in corrispondenza di Campo. Attraversiamo il suggestivo gruppo di case, passando sotto un fico secolare in prossimità del fontanile, quindi, continuando a scendere per la strada, giungiamo rapidamente a Gattara.
 

Suggestioni

Colazione servita da Daniela, davanti al camino acceso. Nuvole rosse a levante e Monte Aquilone colorato di rosa, illuminato dai primi raggi di sole. Aria di tramontana su per l'antico sentiero che sale al mulino della vena, alla gualchiera con i suoi archi di pietra, alla grande sorgente del Senatello. Attraversate le Balze di Verghereto, località di vacanze tutto l'anno, saluto gli umani e m'immergo tutt'intero nell'AltaVia dei Parchi con la gioia che sale sempre di più. Per nulla turbato dalla presenza di alcune pale eoliche installate da persone che hanno radici ed aziende sane in questi territori, incomincio una serie di incontri intimi con le bellezze della natura. Non riuscirò a raccontarveli tutti. Panorami mozzafiato, vista mare da sopra i prati-pascolo della Montagna e del Monte Loggio. Faggete secolari con esemplari di patriarchi dalle forme più strane. Una per tutte: il Faggio Leone. Il giro attorno al Lago del Serpente, ora ghiacciato e così chiamato per l'avvistamento in tempi remoti di un grosso rettile intento a fare il bagno nelle sue limpide acque. Oggi è stato il giorno delle emozioni quasi da brivido, provate dall'attraversamento di un contesto selvaggio,che mi ha fatto sentire felicemente un po fuori dal mondo. Dalla cima del Monte Loggio, dove lo sguardo si "illumina di immenso" e dove il vento ha un suono tutto speciale, la discesa adatta solo a gambe ben preparate, mi conduce ai meravigliosi borghi di Campo e di Gattara già in penombra, mentre il sole oramai vicino al tramonto, illumina ancora tutta la Valmarecchia, il Monte Carpegna ed i sassi del Simone e del Simoncello. Entro nella locale Trattoria, dove la buona cucina e le confortevoli camere mi mettono nello stato d'animo ideale per vivere la tappa di domani, sicuramente più facile ma altrettanto bella. Dimenticavo! Non so darmi una spiegazione ma il susseguirsi durante il percorso odierno di intense onde erogene, è stata anch'essa una piacevole sorpresa.

 

QUINTA TAPPA

GATTARA – CASTELLO DI BASCIO.
 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per dislivelli accumulati
Lunghezza 16 km Salita 1.286 m Discesa 1.303 m Durata 7 h (circa)

Percorsi alternativi: Si può evitare l’anello Cagnogno – Campo di circa 4 km. Oppure è possibile raggiungere il punto finale della tappa con un tragitto molto più breve: scendendo da Gattara per la strada asfaltata fino al Marecchia, per poi, attraversato il ponte e raggiunto il vicino Molino di Bascio lungo la via Marecchiese, salire a Bascio per la strada asfaltata

Pernottamento e ristorazione: Agriturismo La Torre a Poggio di Bascio. Santa Sofia; Molino di Bascio; Torre di Bascio. Per altre strutture: Pro Loco di Molino di Bascio o di Badia Tedalda

Rifornimento acqua: Campo, Frassineto, Santa Sofia, Molino di Bascio, Cà Raffaello, Torre di Bascio

Panoramicità 60% Ombreggiamento 70%
 

Descrizione

Da Gattara il percorso sale per la strada bianca fino al vicino Campo, ove prende un sentiero ombroso ad anello che scende al Marecchia e risale attraversando i ruderi di Cagnogno. Continua per la strada bianca fino a scendere a Santa Sofia di Badia Tedalda (AR)e ad attraversare il Marecchia, per poi salire per sentiero aperto fino a Bascio.

Da Gattara ritorniamo al vicino borgo di Campo salendo per la strada bianca. Entrati a Campo prendiamo il sentiero a destra che scende in una faggeta e poi si apre in prati contornati da ginestre fino a condurci in riva al fiume Marecchia. In prossimità del ponte, prendiamo il sentiero Cai sulla sinistra, costeggiamo il fiume sotto la magnifica piramide rupestre e saliamo per un bel sentiero di crinale lungo cui non è infrequente trovare deiezioni fresche di lupo, distinguibili per la presenza di inconfondibili setole indigerite di cinghiale o di peli di capriolo. All'inizio della salita, tra modesti appezzamenti non più assoggettati alle fatiche dell'uomo, un grande acero oppio, ormai soffocato dall’edera, si lascia ancora abbracciare dal tronco di una poderosa vite, ultima testimonianza di antiche produzioni di vino con metodi di coltivazione tradizionali che utilizzavano filari di aceri come tutori delle viti. Lungo la cresta, magnifici bonsai naturali di quercia, di orniello e di ginepro mostrano, con radici scoperte ed eroiche contorsioni dei fusti, l’assoluta volontà di resistere alla violenza delle intemperie e all’erosione. Saliamo ai ruderi di Cagnogno, dove ogni muro, ogni angolare è testimonianza di antiche abilità. Ci accompagnano nella salita le pietre sapientemente ammassate in cumuli tondeggianti o in muretti a secco, per liberare sentieri, recintare postazioni, delimitare percorsi o strappare alla roccia avari fazzoletti di terra lavorabile.

Proseguiamo fino a tornare a Campo; attraversiamo il suggestivo paesino in salita e continuiamo a salire per la strada bianca. Dopo la località Trebbio arriviamo all'incrocio di Crocina e svoltiamo a destra verso Frassineto, seguendo il sentiero che costeggia a sinistra la strada bianca. Giriamo attorno alla chiesina di Frassineto imboccando un sentiero, inizialmente fangoso per il passaggio degli animali, che attraversa un bel bosco di carpini. Nei pressi di uno dei fossi che attraversiamo si è verificata una rappresaglia nazi-fascista ricordata da una cappella raggiungibile per mezzo di un sentierino a destra che scende alla strada sottostante. Proseguendo in piano per il sentiero principale giungiamo ai ruderi del castello di Santa Sofia, antica sede di una delle quattro contee toscane in Valmarecchia (con Montevecchio, Sasso Simone e Cicognaia). Da Santa Sofia attraversiamo il fiume e, a sinistra, sulla strada provinciale Marecchiese, andiamo verso la vicina frazione di Cà Raffaello. Prima del paese, prima del torrente Storena, imbocchiamo il sentiero che sale a destra, che presto si apre in campi coltivati e, continuando a destra, arriva alla Torre di Bascio. Nel prato ai piedi della torre si trovano alcune sculture ispirate dall’estro di Tonino Guerra. Di fronte alla torre, sull’altro versante del Marecchia, ripercorriamo con gli occhi l’ultima parte del percorso: Santa Sofia, Gattara, Campo e il ripido sentiero che scende dal prato vicino alla cima del Monte Loggio.
 

Suggestioni

Sempre più pimpante lascio Gattara con la sua Torre che presto verrà restaurata, per tornare al borgo di Campo famoso per i suoi fichi secolari e per i suoi forni. Ad entrambi è dedicata una festa paesana. Da Campo scelgo di percorrere un sentiero circolare di circa 4 km recentemente riattivato che mi riporterà a Campo dopo aver degustato i deliziosi prodotti che Graziella e Vinicio ricavano dal loro frutteto biologico sulla riva del fiume Marecchia in località I Renicci, da sempre luogo di ristoro per pellegrini in transito dalla Toscana alle Marche. Mi rimetto in cammino, ma poi ... ma poi ... ogni tanto devo chiudere gli occhi per non essere travolto dalla bellezza ... Il fiume con i suoi sassi bianchi, con i suoi terrazzi sui gorghi accattivanti, la piramide rupestre da dove giungono misteriose voci, la vite antica attorcigliata in un oppio con i suoi grappoli di uva, Cagnogno, luogo dove bisogna andarci e fermarsi, perché impossibile da raccontare.

Abbandono definitivamente Campo e percorro la stradina panoramica che mi porta al Trebbio dove Pietro mi riempie lo zaino di mele invernali, conservate in mezzo al fieno. Incontro Fernando, un tartufaio col quale condivido un pensiero: "Meglio stare molto tempo nei boschi, perché se resti in casa ad ascoltare le disgrazie del mondo, poi ti vengono in mente anche le tue”.

Arrivato alla Crocina scendo lungo la strada passando dalla casa del Cucco, che nessuno ricorda di averla vista abitata, ma dove ancora si riconoscono le cose essenziali: la cucina e la stalla. Arrivo poi ad una chiesina costruita su un crinale argilloso che veglia sulle case, antichissime, di Frassineto. Da qui prendo un sentiero, recentemente ripulito e reso di nuovo percorribile, ma la cui presenza è talmente lontana da meritarsi il titolo di "strada storica". Quasi totalmente pianeggiante, era nato per unire gli insediamenti castellari di Frassineto e Santa Sofia di Badia Tedalda (AR) . Percorrendolo ci si trova immersi in boschi di roverelle, carpini e ornielli che si alternano a tratti scoperti su argille punteggiate di ginestre e ginepri e battute dal vento, dove la vista spazia dai crini del Poggiolo, alle case del Trebbio fino all'ampia valle del Marecchia. Mentre cammino il pensiero va a tutte le persone che di li sono passate: cavalieri a cavallo, contadini con le loro bestie, con un biroccino per trasportare merci, o una viegola con sopra il fieno, genti che, a memoria d'uomo, passavano di li per andare a veglia a Santa Sofia o a Frassineto, magari a ballare per il Carnevale all'osteria e che nel ritorno innevato dovevano farsi la rotta per tornare a casa, ma era un sacrificio che meritava dopo aver passato una serata in allegria!

Poi al Fosso del Castellaccio la croce che ricorda la follia dell'uomo e tutti i racconti di chi per primo è accorso dopo i colpi dell’esecuzione, ha trovato i corpi esanimi e li ha portati ai loro cari. Prima di giungere all'aia del castello di Santa Sofia l'ultimo racconto: il passaggio segreto, un antico tunnel, che in caso di assedio,dal castello portava giù fino al Fosso dei Ranchi e da li la via di fuga verso il Marecchia, è ben nascosto dal bosco, ma si dice che più qua o più là lo si possa ancora vedere. Se durante il cammino ti fermi e ascolti sembra quasi di scorgere tutta la vita che fino a pochi anni fa abitava questi luoghi, camminava queste vie e se guardi in su, non di rado, nel tronco di una quercia secca, troverai un barbagianni curioso, che, spettatore ti osserva ...

Arrivato a Santa Sofia, impossibile non far visita alla famiglia Andreani-Spela, autentici maestri di arte culinaria, conoscitori di antichi mestieri che ancora praticano e pozzi di sapienza ambientale. Dalle erbe ai colori, fino alla produzione di preparati per la salute delle persone e degli animali. Ora non mi resta che attraversare il Marecchia, sul ponte o guadandolo, e salire senza fatica da Ca' Raffaello alla Torre del Castello di Bascio, dove l'omonimo agriturismo propone ottima ospitalità.
 


 

SESTA TAPPA

CASTELLO DI BASCIO – PENNABILLI

 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Media difficoltà
Lunghezza 15 km Salita 827 m Discesa 860 m Durata 6 h (circa)

Percorsi alternativi: Eliminando l’anello dei Cento passi, sul torrente Storena, si risparmia circa mezz’ora. Poi, il cammino è più agevole se invece di seguire il corso dello Storena si percorre la strada asfaltata. Inoltre, si può evitare la salita sul Monte Canale prendendo la strada asfaltata per Pennabilli dall’incrocio di Valpiano

Escursioni suggerite: Molto suggestiva l’escursione sul Sasso Simone con la visita ai resti della medicea Città del Sole. Sul Monte Carpegna è possibile percorrere numerosi sentieri e visitare l’Eremo della Madonna del Faggio. Raccomandata a Pennabilli la visita ai ruderi dei castelli di Penna e di Billi

Pernottamento e ristorazione: B&B di Cà Della Romana e altre strutture ricettive e ristorative di Pennabilli. Per altre strutture: Pro Loco di Molino di Bascio, Badia Tedalda, Pennabilli

Rifornimento acqua: Cà Romano, Poggio Bianco, Villa Maindi, Pennabilli

Panoramicità 60% Ombreggiamento 50%

 

Descrizione

Questa tappa, quasi tutta su sentiero, scende inizialmente fino a guadare il torrente Storena e quindi sale lungamente fino alla vetta del monte Canale (1.043 m slm). Scende poi rapidamente verso il torrente Messa e Pennabilli.

Lasciamo il paese di Bascio, col fiume Marecchia e il castello alle spalle, e prendiamo, dopo l'agriturismo, il sentierino a sinistra che scende. Presto incontriamo quattro allegri maiali, per nulla intimoriti, nel loro recinto. Continuiamo a scendere attraversando campi coltivati (ricordando che con la coltivazione in atto è necessario percorrere i bordi) fino a raggiungere il fosso Storena che ha la sua sorgente ai piedi del Sasso Simone. Ammiriamo i grandi sassi che movimentano il corso dell'acqua e scendiamo a sinistra, dopo il ponte, percorrendo quello che Tonino Guerra ha individuato come “Parco dei Cento Passi”. La sensibilità di Tonino Guerra ha paragonato ad un "giardino zen" quei massi che nuovamente incontriamo poco sotto. Guadiamo con facilità il fosso e compiamo un anello che ci riporta al ponte soprastante. Lo attraversiamo nuovamente e prendiamo a destra seguendo il corso dello Storena. Superiamo Ca' Bartia e raggiungiamo due grossi massi in mezzo ad un campo, uno dei quali è stato anticamente scolpito fino a ricavarne un forno assai suggestivo. Oltre Ca' Romano raggiungiamo l’asfalto e saliamo ancora costeggiando la strada per Valpiano a sinistra fino al sentierino che porta alla chiesetta della Madonna del Rettangolo della Neve che fa parte del “Museo Diffuso: I luoghi dell'anima” concepito da Tonino Guerra. Continuiamo per il sentiero, poi giriamo a destra salendo per il sentiero Cai 100, fino alla località Poggio Bianco. Al centro del pianoro, una grande fontana-abbeveratoio ci regala abbondante acqua fresca. Saliamo ancora fino all'incrocio asfaltato, in località Serra Valpiano. Ammiriamo lo splendido panorama della Valmarecchia fino al mare, con Pennabilli in primo piano sotto di noi, e proseguiamo lungo la strada per Carpegna evitando per quanto possibile l'asfalto. Scavalchiamo una staccionata a sinistra prendendo il sentiero Cai 95 e saliamo per i ripidi prati di Monte Canale punteggiati da gruppi di rigogliosi ginepri e da cespugli di rosa canina. Attraversata la cresta del Monte Canale continuiamo fino a raggiungere l’incrocio di Valzoppo e prendiamo il sentiero che scende vigorosamente, entro fitti boschi di faggio, fino al fosso Paolaccio che confluisce presto nel fosso Canaiolo per diventare Torrente Messa. In corrispondenza della confluenza, alcuni cartelli informativi ricordano la dispersione del mandala effettuata in questo luogo nel 1994 da parte del Dalai Lama e di alcuni monaci tibetani. Attraversato il fosso alla confluenza, dopo aver sostato almeno per qualche attimo presso i grossi massi e le magnifiche pozze sormontate da potenti lastre di arenaria aggettanti, saliamo per il sentiero che lambisce l'azienda Larghetti e rapidamente ci porta a Pennabilli.
 

Suggestioni

Appena partito, subito una bella conferma: ecco perché il prosciutto e gli affettati di ieri sera erano buonissimi! Un branco di maiali in un porcile con cortile all'aperto. Nessun odore acre della chimica! Scendo al Parco dei 100 Passi sul torrente Storena, ideato dal poeta Tonino Guerra. Salgo verso Ca Bartia e vado a visitare il forno scavato in una grande roccia rotolata fin qui durante la grande frana. La stessa che qualche milione di anni fa determinò la formazione dei due sassi del Simone e del Simoncello e della stessa Valmarecchia. Chi volesse prenotare "coniglio e patate al forno" basta avvisare qualche giorno prima. Ora risalgo lo Storena, un po’ nell'alveo petroso un po’ fuori, e le emozioni sanno di magia. Aggirato l'abitato di Ca’ Romano si sale fino a scoprire un altro luogo di grande suggestione. La chiesa della Madonna del rettangolo della neve. Su una sua parete ne troverete storia e leggenda. Rinuncio definitivamente a scegliere fra tutte le tappe, quella più bella. Sto per arrivare sui prati del Monte Canale ove non so su cosa posare lo sguardo. Sulla grande Cerreta? Su Pennabilli? Sul Fiume che luccica nel fondovalle? Entro nel bosco dove da sotto le scarpe sale la musica di uno spesso tappeto di foglie secche. Alla musica delle foglie si sostituisce quella dell'acqua, quando mi avvicino al mitico Canaiolo che Tonino Guerra definì "L'infanzia del mondo". Arrivato a Pennabilli nel primo pomeriggio ho solo l'imbarazzo della scelta di quale bellezze andare a vedere! culturali, storiche, naturalistiche o monumentali. Nel dubbio scelgo il paesaggio di Michelangelo, salendo sulla rupe, dove è doveroso far visita al locale Monastero delle suore di clausura ed alla tomba del giovane Antonio Balducci, fucilato anche lui nel terribile contesto della seconda guerra mondiale. La mia casa è a 200 metri dalla Rupe, eppur mi sembra d'esser lontano lontano, perché il viaggio non è ancora finito.


 

SETTIMA TAPPA

PENNABILLI – SANT’AGATA FELTRIA.
 

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza
Lunghezza 19 km Salita 814 m Discesa 748 m Durata 7 h (circa)

Percorsi alternativi: Da Pennabilli si può scendere a Ponte Messa direttamente dalla strada asfaltata. Inoltre, è possibile dividere in due tappe il percorso scendendo a Monte san Benedetto dalla strada asfaltata “Petrellese”, prima della Strada panoramica di Monte Ercole, e pernottando al B&B La Busca.

Pernottamento e ristorazione: Sant’Agata Feltria. Ponte Messa; Petrella Guidi; La Busca di Monte Benedetto. Per altre strutture: Pro Loco di Pennabilli o Sant’Agata Feltria

Rifornimento acqua: in tutte le località attraversate

Panoramicità 50% Ombreggiamento 40%
 

Descrizione

L’ultima tappa, anche questa quasi sempre su sentiero, scende da Pennabilli fino a Ponte Messa, attraversa il Marecchia e risale sul versante opposto passando da Petrella Guidi fino a Monte Ercole. Dalla Madonna del Soccorso, scende poi a Sant’Agata Feltria.

Dalla piazza di Pennabilli scendiamo al Giardino dei Frutti Dimenticati e continuiamo per la strada (Sentiero dell'Infanzia del Mondo) che poi attraversa la provinciale per Miratoio, in prossimità della chiesina della Madonna degli Angeli, e diventa sentiero che arriva al torrente Messa. Oltrepassiamo il torrente e saliamo fino a girare per Ca' Fanchi, a sinistra. Visitata la curiosa chiesetta familiare e il piccolo borgo ritorniamo sul sentiero e proseguiamo verso valle lungo il Messa.

Gli appezzamenti coltivati sono delimitati da filari residui di viti e alberi da frutta; i fossi sono segnati da siepi di salici spontanei colonizzati da rovi e vitalba. Nel paesaggio invernale, defogliato e uniformemente colorato di marroni-pastello, i semi piumosi delle vitalbe, raccolti in batuffoli sferici a lungo permanenti sui nudi fusti lianosi, assomigliano ad appariscenti fioriture argentee e conferiscono al territorio un aspetto sericeo che diventa fiabesco nella bruma mattutina. In primavera dalle liane delle vitalbe spuntano i verdi germogli, le amare "cime", ottime per fare frittate, che in estate si allungheranno a coprire ogni cespuglio e si arrampicheranno sui rami più bassi degli alberi, fino a raggiungerne le vette col passare degli anni.

Attraversiamo il piccolo Fosso Merdaiolo, così chiamato per le deiezioni animali che lo caratterizzavano in tempi passati, e continuiamo lungo il Messa fino a raggiungere la Marecchiese in prossimità della bella pieve romanica di Ponte Messa. Dopo la pieve, scendendo verso il fiume Marecchia, giriamo per la stradina a destra e poi prendiamo il sentiero a destra. Superiamo le scuole dei Pianacci di Ponte Messa e continuiamo fino a fiancheggiare il molino Ronci per poi girare a destra nel Camping Marecchia e nel suo giocoso giardino. Attraversiamo il ponte sul Marecchia e giriamo a destra nel vivaio di proprietà della Regione Marche, quindi prendiamo a sinistra per il sentiero che sale affiancato da grandi querce. Salendo, attraversiamo le frazioni di Casalecchio e Ca' D'Orazio, intercettando più volte la strada per Petrella Guidi.

Nel prato sotto la torre di Petrella Guidi sono deposte le lapidi che ricordano Giulietta Masina e Federico Fellini, da un'idea di Tonino Guerra. Inoltre, vi è posizionato un "Balcone di Piero" che rapporta il paesaggio reale a quello rappresentato in un quadro di Piero della Francesca. Il panorama spazia sulla Valmarecchia con di fronte il monte Canale e il monte Carpegna e a sinistra il monte Titano di San Marino, la rupe di San Leo e il castello di Maioletto.

Da Petrella scendiamo per la strada principale fino ad un sentiero a destra che presto sale nel querco-carpineto, poi si apre tra ginestre e ginepri e quindi tra filari di querce e campi coltivati. Continuiamo per la strada bianca fino alla Strada Petrellese, prendendo a sinistra, e poi per la strada panoramica di Monte Ercole, a destra. Alle Ville di Monte San Benedetto saliamo nel sentiero a sinistra che arriva alla forcella e poi scende al lago Saraceno entrando in un bosco di castagni. Scendiamo seguendo le indicazioni per La Spuntona, un antico esercizio pubblico, da tempo abbandonato, il cui nome faceva riferimento alla prosperosità della gerente. Proseguiamo superando il ristorante Tre Castagni e girando a sinistra sulla strada asfaltata e quindi a destra, raggiungendo la chiesa della Madonna del Soccorso da cui si gode di un eccellente panorama fino al mare. Non per nulla, le pareti bianche della chiesa venivano verniciate periodicamente dai marinai che avevano in quella lontana chiesa un riferimento sicuro per l'orientamento. Prendiamo il sentiero davanti alla chiesa e scendiamo rapidamente fino a Sant’Agata Feltria.
 

Suggestioni

La dolce melanconia, dopo l'euforia dell'arrivo a Sant'Agata Feltria. Non so se coloro che leggeranno il racconto di questo Cammino, mi prenderanno sul serio. Forse ho esagerato! Ho tenuto troppo basso il livello dell'enfasi che la Bellezza incontrata, meritava. La traccia del cammino a volte si discosta leggermente dalla via principale. È stato il mio spirito da viandante che a volte mi ha fatto uscire verso il campo o crinale. Se ve la sentite, fatelo anche voi. Non perderete la "Strada"....perché Lei, se vi allontanate troppo, vi chiamerà, dicendovi con gentilezza di rientrare. Stamattina son partito da Pennabilli, attraversando "L'orto dei frutti dimenticati", degustando nespole maturate sull'albero, poi tutta la valle del Messa, dall'omonimo Torrente. Mi fa un pò dispiacere constatare una scelta fatta negli anni '60 e '70. Abitazioni con l'anima fatte cadere, per costruire cubature bianche, nelle quali si son trasferiti solo i corpi con qualche confort in più ma con tanto conforto in meno! Ma poi, di nuovo non c'è tregua per le emozioni positive. Ca' Fanchi, con l'oratorio a forma di pagoda e la vigna dalle 10 uve. Il mulino Ronci. Il pluripremiato complesso Camping Marecchia con gli annessi Ristorante e Piscina "Da Quinto". Ma impossibile immaginare di incontrare, poco sotto il famoso borgo di Petrella Guidi, un signore di nome Pino che semina grani antichi, che setaccia con un antico vallo, che poi macina "a pietra" con un piccolo mulino costruito da lui stesso, e che ti può anche regalare farina integrale o pane cotto al forno. E poi su a Petrella Guidi, dove sotto la torre riposano le lapidi dedicate a Federico Fellini e Giulietta Masina. Poi di nuovo i sentieri la fan da "padroni". Il Galoppo, il Monte Benedetto, La Spuntona alla fine di grandi castagneti. Perché "La Spuntona"? Perché negli anni '60, qui una signora dalle forme molto "prominenti" gestiva una osteria e dispensava frammenti di educazione sessuale, a ragazzi molto attenti. Sono al ristorante Tre Castagni ed inizio la discesa verso Sant'Agata Feltria, passando davanti alla facciata della chiesa della Madonna del Soccorso, tinteggiata di bianco per fare da riferimento ai marinai dell'Adriatico, in era pre-tecnologica. A Sant'Agata Feltria, paese delle fiabe, dove nella storica Rocca Fregoso è allestito un magico percorso, finisce la Favola del Cammino "Candido", con il desiderio di "rileggerla" tante altre volte. Perché il titolo sarà lo stesso ma la trama cambierà di volta in volta.
 


 

Sintesi
 

PRIMA TAPPA: SANT’AGATA FELTRIA – FRAGHETO.

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati

Lunghezza 19 km Salita 1.195 m Discesa 1.091 Durata 7 h (circa)

 

SECONDA TAPPA: FRAGHETO – CASTELDELCI (e Sentiero Dante)

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Abbastanza impegnativa per dislivelli accumulati

Lunghezza 12 km Salita 894 m Discesa 1.048 Durata 6 h (circa)

 

TERZA TAPPA: CASTELDELCI – SENATELLO

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati

Lunghezza 18 km Salita 1.064 m Discesa 713 Durata 7 h (circa)

 

QUARTA TAPPA: SENATELLO – GATTARA.

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza e dislivelli accumulati

Lunghezza 19 km Salita 852 m Discesa 1.134 Durata 7 h (circa)

 

QUINTA TAPPA: GATTARA – CASTELLO DI BASCIO.

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per dislivelli accumulati

Lunghezza 16 km Salita 1.286 m Discesa 1.303 Durata 7 h (circa)

 

SESTA TAPPA: CASTELLO DI BASCIO – PENNABILLI.

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Media difficoltà

Lunghezza 15 km Salita 827 m Discesa 860 Durata 6 h (circa)

 

SETTIMA TAPPA: PENNABILLI – SANTAGATA FELTRIA.

Caratteristiche tecniche: Difficoltà: Impegnativa per lunghezza

Lunghezza 19 km Salita 814 m Discesa 748 Durata 7 h (circa)

Allegato: 

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